COP 28 e la transizione verso l’elettrico

a cura del Prof. Maurizio Podico

In Dubai si sta svolgendo la 28a conferenza internazionale delle parti sulle modifiche climatiche (COP 28) la cui importanza può essere sintetizzata dalla presenza di duecento nazioni e, in rappresentanza del nostro Paese, dalla partecipazione della premier Meloni.

Come prima iniziativa si è varato, e si è iniziato a finanziare con 280 milioni di euro, un fondo di solidarietà verso i paesi che stanno subendo i maggiori danni legati al cambiamento climatico e si cercheranno soluzioni per cercare di ridurre il riscaldamento globale.

Negli ultimi due anni, inoltre, si è sottovalutato l’effetto dei devastanti incendi che hanno colpito il nostro paese e più in generale il nostro pianeta.

Per meglio capire: gli incendi in California, la patria degli ZEV (Zero emission vehicle = veicoli elettrici), hanno azzerato la riduzione di CO2 emessa degliultimi 20 anni.

Occorre però ribadire come tale aspetto sia in parte travisato centrando l’attenzione verso la riduzione dell’emissione di CO2 quando in realtà è un mero indice del valore di calore/energia che la nostra civiltà immette nell’ambiente.

Infatti, ogni soluzione che vede utilizzare fonti di energia non riconducibili al solare, all’eolico o all’idroelettrico rappresenta un punto di immissione di calore che contribuisce ad aumentare il problema.

Su questo aspetto si parla sottovoce specialmente quando siamo in casa di uno degli stati del golfo (OPEC!), notoriamente una delle aree che generano la maggiore quota di petrolio commercializzato a livello mondiale.

Nel frattempo si è consolidata ed è aumentata, nel nostro mercato, la presenza e l’offerta di auto a trazione elettrica sia con marchio di origine cinese facilmente identificabile (BYD) che parzialmente mascherata (Polestar/Volvo).

Sulle auto elettriche un aspetto che sta diventando progressivamente evidente è il costo delle ricariche, aspetto che nel passato, e in parte oggi, è mitigato dalle politiche di ricariche gratuite offerte da Tesla (specialmente agli inizi), e dalla presenza di punti di ricarica gratuiti, o quasi, a carico di strutture commerciali, principalmente supermercati, o posti in aree pubbliche come parcheggi comunali o altre struttture della Pubblica Ammnistrazione.

Tali agevolazioni in un futuro saranno sempre più ridotte, come affermato dai principali amministratori delegati delle industrie automobilistiche e condiviso e confermato dal Direttore di Quattroruote in una recente intervista radiofonica.

In pratica le affermazioni sono tutte e favore del fatto che la transizione automobilistica verso l’elettrico è e sarà una soluzione costosa, togliendo ogni possibile interpretazione risparmiosa, della soluzione di decarbonizzazione del trasporto pubblico e privato su gomma, cosa che gli elettromobilisti (neologismo molto interessante) stanno via via scoprendo.

Tale soluzione, come ribadito dal Direttore, è ulteriormente aggravato dal fatto che l’energia elettrica necessaria, attualmente e anche nel futuro prossimo, deriva principalmente da fonti fossili, spostando, ma non risolvendo o riducendo neanche minimamente, il problema del riscaldamento globale.

Durante tale trasmissione si è indicato come principale problema sia la scarsa trasformazione da fonti fossili a fonti rinnovabili della produzione energetica, cosa che avrebbe dovuto precedere e non seguire il progressivo passaggio alla trazione elettrica.

Inoltre, si osserva un nuovo fenomeno che stà modificando il mercato delle auto: vengono vendute o rottamate auto molto vecchie che vengono sostituite da auto endotermiche, usate, meno vecchie.

Il fenomeno sembrerebbe essere la risposta al fatto che sia le auto elettriche che quelle ibride hanno quotazioni tali, nonostante gli incentivi, da scoraggiare il loro acquisto, specialmente in un clima di instabilità e incertezza economica come quello attuale.

A questo punto, forse, l’idea non solo italiana di rimettere in gioco i biocarburanti (NON e-fuel di sintesi!) è forse una delle soluzioni che l’Unione Europea dovrebbe esaminare onde rendere possibile una transizione alle fonti rinnovabili in tempi più accettabili.

Aspettiamo la fine della COP 28 per trarre ulteriori considerazioni sul nostro futuro.

 

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